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DigitalMed: un workshop che promuove l’Architettura mediterranea



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Inserito il 20 giugno 2011 in Eventi e Workshop
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In un periodo di recessione e di crisi come quello odierno, che ha colpito, in particolar modo, le grandi città italiane, ormai cristallizzate da crescenti difficoltà economiche e da una progressiva immobilità del lavoro, è un elemento di riflessione notevolmente significativo il fatto che alcuni tra i maggiori esponenti dell’Architettura contemporanea, Andrea Graziano e Alessio Erioli, fondatori di Co-de-it, abbiano scelto, insieme agli Arch. Amleto Picerno Ceraso e Vangelis Moschonas, come sede per la II edizione del workshop Digital Med (24/31 luglio), una piccola cittadina del sud Italia, Vietri sul Mare, porta della Costiera Amalfitana.

«Nonostante la Costiera Amalfitana nel 1997 sia stata dichiarata bene dell’umanità protetto dall’UNESCO, le sue zone litoranee ad oggi, purtroppo, presentano ancora molti tratti che versano in condizioni di degrado. – afferma l’arch. Amleto Picerno Ceraso, responsabile scientifico del progetto Digital Med e CEO dello studio di architettura PicernoCerasoLab – Questo il motivo per cui abbiamo scelto, in occasione della seconda edizione del Workshop in Parametric Design e Digital Fabrication, un tema dal titolo “Vertical Seaside, Amalfi Coast Workshop”, volto a focalizzare l’attenzione sul recupero di un’area danneggiata della Costa D’Amalfi.».

Nonostante la scelta di tale location, che in prima analisi poteva sembrare atipica, la notizia di un laboratorio di progettazione basato sui processi di fabbricazione digitale e i software di disegno parametrico ha, invece, trovato importanti riscontri, soprattutto a livello internazionale più che nel nostro Paese, come spesso accade quando si tratta di fare avanguardia e sperimentazione in Italia.

Così come le grandi iniziative, i più ambiziosi progetti e le migliori invenzioni di tutti i tempi, si sono sempre sviluppati con discrezione, allo stesso modo, in sordina sta muovendo i primi passi una nuova generazione di architetti che amano definirsi “mediterranei”, perchè mediterraneo è il loro approccio ad un lavoro in rete, attraverso l’inter-connessione, la possibilità di passare da un campo di lavoro all’altro, in una rete di scambi di informazione grazie alla quale prendono vita idee forti e innovative.

«Il Mediterraneo è sempre stato un crocevia, un insieme di rotte commerciali e di vite differenti legate a doppio filo da un mare, amico e nemico, finito ed infinto. – commenta Mauro Paolucci, socio dello studio PicernoCerasoLab, che ci spiega la nozione di architettura mediterranea – Il concetto di mare è per sua natura stessa legato al concetto di infinito, ma quando un mare come quello Mediterraneo, è circoscritto da terra per quasi la totalità del suo perimetro (“mediterraneus”, in mezzo alle terre), allora è finito e soprattutto è concepibile.

Se volessimo disegnare le rotte che incrociano il Mediterraneo, utilizzate da sempre per il trasporto di merci e persone, avremmo di fronte un groviglio di linee che raccontano una storia ben precisa, che ci narra di un nuovo continente, vivo, densamente popolato e pieno di strade di comunicazione. I cittadini del continente Mediterraneo sono da sempre in comunicazione tra di loro, pur non condividendo la stessa lingua, perché, in compenso, condividono qualcosa di molto più prezioso, la loro stessa vita. In 5000 anni di comunicazione, hanno sviluppato la straordinaria capacità di collaborare, di confrontarsi, di rinnovarsi, di accogliere e di unirsi all’altro, in un continuo processo di inter-scambio dal quale hanno tratto forza e vitalità sempre nuove. Per tali motivi la società mediterranea, potrebbe identificarsi come la prima ed unica società liquida, non nell’accezione negativa teorizzata da Zygmunt Bauman, bensì in una nuova luce, positiva, di cambiamento, di capacità di adattarsi, di malleabilità tipica di un popolo che da sempre ha abitato un continente liquido.

Dopo millenni, in un mondo come quello odierno, i cui confini vengono ridisegnati da nuovi modi di comunicare, quello Mediterraneo torna ad essere il continente più all’avanguardia di tutti, proprio per la sua intrinseca capacità di comunicazione.

Nel nostro modo di intendere l’architettura, amiamo definirci “mediterranei”, proprio per questa predisposizione ad un lavoro in-rete, in costante comunicazione con ciò che ci circonda, che ci permette di trovare risposte complesse a problemi complessi. La stessa interdisciplinarità del nostro modo di progettare, è figlia di una concezione legata al nostro essere all’interno di un flusso in continuo movimento, perché il mondo oggi è molto più simile al mare di quanto non pensiamo: non è mai nello stesso punto e al suo interno non ha confini ben delineati.

Oggi per noi fare architettura ha esattamente lo stesso valore che i nostri antenati attribuivano alla navigazione: vogliamo esplorare, comunicare con gli altri alla ricerca di nuove risposte, per poter trovare nuove terre attraverso rotte mai percorse.».

 

Francesca Luciano per Arkidesignblog.it

 


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