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Design: I cento oggetti che hanno fatto la storia



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Inserito il 12 gennaio 2009 in Curiosità - Libri
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La Olivetti Valentine e l’iPhone non si conoscevano di persona. Almeno non fino ad ora. Ignoravano l’una l’esistenza dell’altro, inconsapevoli di essere stati veicolo di cultura in due epoche non troppo distanti cronologicamente, ma separate da un abisso concettuale. Oggi si incontrano tra le pagine patinate del libro «Il design in 100 oggetti», Federico Motta Editore, che ripercorre la storia del design dalla fine dell’Ottocento al 2007.

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Offrendo ai lettori una rilettura iconografica di quest’arte, oggi considerata molto cool, e un caleidoscopio di oggetti che riempiono l’immaginario collettico. Con le loro forme avanguardistiche o essenziali, con materiali semplici o innovativi e una “personalità” inanimata ma decisa.
Sfogliando il volume, massiccio e dalla copertina nera, ci si sorprende a sorridere pensando a tutti i capisaldi del design che abbiamo avuto tra le mani senza quasi accorgercene.Valentine, macchina da scrivere cult di Olivetti firmata quarant’anni fa da Ettore Sottsass (che grazie a questo progetto ricevette il Compasso d’oro 1970), e iPhone, ultima creazione di casa Apple sbarcato in Italia con grande clamore lo scorso 11 luglio, sono solo due dei tanti protagonisti. Scelti come exempla e poi commentati da Domitilla Dardi. Che, complice questa selezione così varia, traccia un concetto di design che rifugge l’etichetta contemporanea che sempre più spesso lo vuole strano e ricercato e passa invece per l’utilità, la popolarità, l’originalità e l’appeal. Ma anche per l’incidenza che un oggetto ha e ha avuto nella vita delle persone. Molti hanno afferrato una bottiglia di Coca Cola senza badare alle sue linee sinuose e ammiccanti. Tutti la riconoscerebbero in mezzo a mille, anche a occhi chiusi.
Lo stesso vale per i grandi classici. Quelli che sono diventati un mito, come la Vespa di Piaggio, sessant’anni portati divinamente; quelli che hanno fatto sognare, come la Ferrari Testarossa e il modello Easy Rider di Harley Davidson. E quelli senza i quali sarebbe stato difficile lavorare, come la macchina per cucire Singer 15K o l’iBook di Apple. Tanti i complementi d’arredo: si parte dalla Sedia modello 14 Thonet (1859) e si arriva alla Lampada Caboche, sofisticata creazione di Foscarini.
Ma, sfogliando il libro, i “pezzi da novanta” sono tantissimi. Icone di stile che hanno impresso una spinta evolutiva all’interior design. E, da una pagina all’altra, guarderanno di sottecchi (e con una punta di snobismo) un oggetto che Raymond Loewy disegnò nel lontano 1939. Chiedendosi: «Ma che ci fa quel pacchetto di sigarette Lucky Strike in mezzo a noi?».La Olivetti Valentine e l’iPhone non si conoscevano di persona. Almeno non fino ad ora. Ignoravano l’una l’esistenza dell’altro, inconsapevoli di essere stati veicolo di cultura in due epoche non troppo distanti cronologicamente, ma separate da un abisso concettuale. Oggi si incontrano tra le pagine patinate del libro «Il design in 100 oggetti», Federico Motta Editore, che ripercorre la storia del design dalla fine dell’Ottocento al 2007. Offrendo ai lettori una rilettura iconografica di quest’arte, oggi considerata molto cool, e un caleidoscopio di oggetti che riempiono l’immaginario collettico. Con le loro forme avanguardistiche o essenziali, con materiali semplici o innovativi e una “personalità” inanimata ma decisa.
Sfogliando il volume, massiccio e dalla copertina nera, ci si sorprende a sorridere pensando a tutti i capisaldi del design che abbiamo avuto tra le mani senza quasi accorgercene. Valentine, macchina da scrivere cult di Olivetti firmata quarant’anni fa da Ettore Sottsass (che grazie a questo progetto ricevette il Compasso d’oro 1970), e iPhone, ultima creazione di casa Apple sbarcato in Italia con grande clamore lo scorso 11 luglio, sono solo due dei tanti protagonisti. Scelti come exempla e poi commentati da Domitilla Dardi. Che, complice questa selezione così varia, traccia un concetto di design che rifugge l’etichetta contemporanea che sempre più spesso lo vuole strano e ricercato e passa invece per l’utilità, la popolarità, l’originalità e l’appeal. Ma anche per l’incidenza che un oggetto ha e ha avuto nella vita delle persone. Molti hanno afferrato una bottiglia di Coca Cola senza badare alle sue linee sinuose e ammiccanti. Tutti la riconoscerebbero in mezzo a mille, anche a occhi chiusi.
Lo stesso vale per i grandi classici. Quelli che sono diventati un mito, come la Vespa di Piaggio, sessant’anni portati divinamente; quelli che hanno fatto sognare, come la Ferrari Testarossa e il modello Easy Rider di Harley Davidson. E quelli senza i quali sarebbe stato difficile lavorare, come la macchina per cucire Singer 15K o l’iBook di Apple. Tanti i complementi d’arredo: si parte dalla Sedia modello 14 Thonet (1859) e si arriva alla Lampada Caboche, sofisticata creazione di Foscarini.
Ma, sfogliando il libro, i “pezzi da novanta” sono tantissimi. Icone di stile che hanno impresso una spinta evolutiva all’interior design. E, da una pagina all’altra, guarderanno di sottecchi (e con una punta di snobismo) un oggetto che Raymond Loewy disegnò nel lontano 1939. Chiedendosi: «Ma che ci fa quel pacchetto di sigarette Lucky Strike in mezzo a noi?».

Fonte Articolo e Foto: luxury24


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